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Il Borgo Antico – Campodifiore – tra storia e fantasia
Nel racconto orale, pur partendo da notizie storiche, a volte, si lavora di fantasia confondendo tempi e ruoli. Non sono uno storico e tantomeno un archeologo, ho letto qualche pagina di storia e fatto qualche ricerca personale. Torno, ogni tanto, tra i vicoli del borgo, dove da ragazzo andavo a giocare, per osservare con più attenzione i segni del passato. E così, con qualche riferimento storico, osservo e mi permetto di spaziare tra il reale e l’immaginario.
Il primo insediamento si suppone abbia avuto origine nel XIII secolo, intorno a una fortificazione-castello preesistente alla edificazione della Torre Angioina (che risale ai tempi della Regina Giovanna d’Angiò – XIV secolo). Il Borgo Antico è, per tutti i colletortesi, identificabile con Campodifiore “camp d scio’r”. Il borgo di struttura medievale, era, ed è ancora racchiuso da mura, visibili solo a tratti per via della soprapposizione o della sostituzione di altre costruzioni nel tempo. Le mura sul lato sud (corso Bovio), in posizione più scoscesa, presentano dei contrafforti a struttura obliqua, quelle sul lato nord (corso Umberto) sono turrite con contrafforti (una torretta è ancora visibile).
Per accedere al borgo vi erano le porte, due ancora esistenti: la porta a sud, su corso Bovio e quella ad ovest, occidentale, rappresentata dall’arco o sottoportico (s’ppor’t) di Campodifiore. Forse vi era una porta ad est(???), attuale passaggio tra largo Verdi (chiesa), e largo Angioino (“n’gopp a cro’c”). E' probabile che questa porta orientale, già rudere, sia stata delolita definitivamente con la costruzione del Palazzo Marchesale (prima metà del 1700), per dare un ulteriore accesso al giardino del Marchese Rota. Ed è possibile che esistesse anche una porta a nord, ma le modifiche radicali su quel lato (palazzo e costruzioni private) non ne hanno lasciato traccia. Un piccolo scorcio su corso Umberto, come dicevo, conserva ancora resti delle mura turrite.
I vicoli, i "v'carell", sono la caratteristica del borgo, si dipartono, quasi a raggiera, dal punto più alto dove sono situati la Chiesa e il Palazzo. Tutti i vicoli, ad eccezione di quelli modificati per sopravvenute costruzioni (lato nord soprattutto), sono aperti in prossimità delle mura per permettere il deflusso delle acque, ma terminano con una strettoia, tale da rendere difficoltoso il passaggio anche di una sola persona per volta. Una strategia difensiva per evitare, ai tempi, incursioni di massa all'interno del borgo. Qualche altra strettoia di vicolo (“ruara” di deflusso) è ancora inglobata nelle sopravvenute costruzioni, qualche altra è definitivamente scomparsa dopo le recenti ricostruzioni post sisma.
Ad occidente, verso la chiesa del Purgatorio, in tempi relativamente più recenti (prima metà del 1700), come voluto da Mons. Andrea Tria, vescovo di Larino, e descritto nelle sue Memorie Storiche, venne ampliata la Chiesa Matrice e dato decoro all’area circostante. Della chiesa antica penso che sia rimasto il portale laterale, ben lavorato, con bassorilievi tra cui la testa di San Giovanni Battista e il passaggio alla Sagrestia con il relativo sottoportico. Non sono riuscito a capire la funzione iniziale, di questo sottoportico, che si presenta come una vera e propria porta di accesso all’inverso!
Suppongo che, al tempo dell'ampliamento della chiesa, sia stata realizzata la strada della Portanova, ormai erano passati i tempi bui del Medioevo, in cui venivano chiuse le porte per l’accesso al borgo ed imperava lo "jus primae noctis". Con la Portanova, il paese si apriva alla nuova espansione lungo quello che diventerà il corso, su cui affacceranno i nuovi palazzi dai notevoli portali.
All'uscita del Borgo, verso la nuova estensione urbanistica, troviamo l'arco de Rubertis con il suo affaccio verso la villa e, in lontananza, la Fonte Cerasa.
L'epansione raggiungerà la torretta borbonica e il magnifico complesso architettonico, voluto dall'illuminato Marchese Rota: il Monastero, la Chiesa di S Alfonso de' Liguori e la monumentale scalinata di accesso. Ma questa è un'altra storia, siamo al XVIII secolo, quello dei lumi, che per Colletorto ha rappresentato una nuova rinascita, grazie alle idee e alla convergenza di intenti tra il Marchese Don Bartolomeo Rota e il Vescovo Mon. Andrea Tria. ©Michele Rocco - Riproduzione Riservata

La Porta Sud (sull'attuale corso Bovio)

La Porta Sud (interno del borgo)

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Segni delle antiche mura di cinta

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I Vicoli strettissimi sotto la chiesa

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Il Sottoportico della sagrestia verso la Chiesa

Chiesa Parrocchiale: la Porta dei Morti

Il Sottoportico della sagrestia dalla Chiesa alla Portanova

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Portanova

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Arco de Rubertis

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Arco di Campodifiore - Porta ovest

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Resti delle mura turrite a nord

Vicolo del lato nord

vicoli, "ruare", inglobati nelle costruzioni

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Torre Angioina XIV sec. - Palazzo Marchesale Rota del 1700

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