Recensione di Alessandra Giordano – www.napoli.com del 28 gennaio 2009
 

 

Parole al vento

di Alessandra Giordano

Come uno scorrere d’acqua tra vasi comunicanti, così i versi di Gabriella Nicolini si mescolano, si confondono, intrecciandosi, con quelli del suo amico portoghese Delfim Janela. Tanto che alla fine del prezioso libretto, raccolta di poesie dei due autori, edito in Portogallo, ma ideato in Belgio (bello anche questo miscuglio di luoghi, lingue e nazionalità), non sai più chi ha scritto e chi ha tradotto.

Mi spiego: tanto sono simili e "corrispettivi" i due segni poetici che è difficile prescindere l’uno dall’altro, soprattutto quando le traduzioni sono così ben affiancate e "affiatate".
Non è la prima
volta che i due amici, Gabriella, napoletana e Delfim, coetaneo, di Amares, Braga, nel Nord del Portogallo, entrambi emigrati a Bruxelles per la Comunità europea, mettono insieme le loro rimembranze (perché di questo si tratta, di ricordi giovanili visti attraverso il velo di un’età e di una lontananza che stringe il cuore).

Era già successo alla fine dell’estate scorsa: allora, quella raccolta si chiamava Tra due mari (Entre dois mares); questa, Parole al vento (Palavras ao vento), ma entrambe sono gelosamente racchiuse in copertine d’autore, lo stesso pittore: due diverse pennellate ad olio di Marcello Sassoli, toscano, consorte di Gabriella e anche lui emigrato a Bruxelles. Tutti artisti dunque e tutti dolcemente romantici e nostalgici. Il vento e il mare dei paesi nativi, che sia il Mediterraneo o l’Oceano, le piogge fresche, i cieli azzurri cangianti in grigie nuvole plumbee nel silenzio delle lontananze.

Ma mentre Gabriella sogna, evade, felice del presente pur attendendo il momento per rituffarsi nel suo passato, pensando a lettere non scritte, a parole mai dette, cancellando nomi e sguardi, Delfim ricerca puntigliosamente la rima – che sia baciata o alternata –, dove l’amarezza pretende la dolcezza, la nostalgia di vita ricorda un’estate che è finita e il vento procura movimento, quasi a denunciare una passione ritmica di danza propria dei paesi latini. Una danza che non
 si    perde nella pur letterale e armoniosa traduzione talvolta di Amelia Nicolini, che ricerca (e trova!) la stessa cadenza, talaltra di Pietro Civitareale che invece segue il sentiero tracciato, senza imporre la propria armonia, mentre viceversa è sempre Janela a trascinare dall’italiano al portoghese le segrete e intrecciate, spesso criptiche, rime di Gabriella.

Due poeti, due mondi diversi, due ragioni per scrivere, la stessa leggerezza.
 


Poeti a Bruxelles