Finestre
Diario e pensieri di Vieri Sassoli
di Amelia Nicolini

E’ appena stata pubblicata, ancora una volta per i tipi dell’Editore MEF – L’Autore Libri Firenze, una seconda opera di Vieri Sassoli, " FINESTRE", che raccoglie considerazioni e riflessioni su vari argomenti che l’autore - al di là dei contenuti - riesce a rendere chiari ed accessibili anche a chi non ha conoscenze approfondite in merito, grazie al suo stile di scrittura, sempre chiara e pacata, scevra da quegli atteggiamenti di “superiorità” (vera o presunta) che spesso, anziché stimolarne la curiosità, irritano ed allontanano il lettore, vanificando così l’intento divulgativo e speculativo che ogni autore – più o meno consapevolmente – si prefigge allorché si mette davanti al “foglio bianco” ed inizia a scrivere.

Aprendo, se così si può dire, la prima “finestra” sul Risorgimento italiano, le sue considerazioni toccano vari argomenti, dalla musica intesa come preghiera a! lla “letizia” di San Filippo Neri, fino all’analisi lucida e! realist ica di vari aspetti della nostra società, dalla politica alla scuola, dalla religione allo Stato sociale; ed ogni argomento si snoda attraverso un ragionamento che ha come filo conduttore la visione – mai disgiunta – di Dio e dell’uomo, e per ciò stesso del mondo nel suo complesso.

E’ quasi come se, dal fondo del suo cuore e del suo spirito, egli voglia farci comprendere quanto – da Sant’Agostino a Kierkegaard – possano coesistere, e perfino integrarsi, la teologia e la filosofia; giungendo quasi ad affermare che non c’è teologia senza filosofia e viceversa, perché – alla fine – tutto dipende da cosa pensiamo di Dio, in qualunque senso e sotto qualunque simbologia. Le categorie scientifiche vengono sempre dopo.

E così, pur rispettando ciascuno per quello che è, soprattutto nel mistero della sua coscienza, sembra quasi impossibile immaginare che un poeta non abbia, comunque, una qualche fede che gli consente di esprimere pensieri e sentimenti che ri! usciamo a percepire anche come nostri e, all’inverso, anche il filosofo enuncia le sue teorie partendo da un atto di fede nel reale. E del resto, quando San Tommaso inizia la sua Summa Teologica (che potrebbe essere anche intesa come una sorta di apologia della Ragione nell’infinito dell’universo) con “Certum est…. questa certezza non potrebbe alludere ad un “atto di fede” nella conoscenza? E non certo per dubitare del principio del “cogito, ergo sum”, perché il “cogito” può a pieno titolo comprendere anche la fede: credendo, infatti, si pensa, e pensando si crede.
E’ sorprendente quanto la sua ricerca, semplice e complessa, di quella luce che ci avvicina alla verità, e che potrebbe farlo apparire, agli occhi dei cosiddetti “progressisti” un inguaribile “tradizionalista”, ce lo riveli , invece, quanto di più moderno si possa immaginare, perché più si è tradizionali e più si sente l’urgenza della novità, se non addirittura della “rivoluzione”: in sostan! za, il suo ispirarsi agli “eterni principi” non gli impedisce! di schi erarsi nel “quotidiano” più concreto e, in qualche modo, compromettente, sia religioso che civile, mettendosi serenamente in gioco, pronto e disposto al confronto ed al dialogo.
Confronto e dialogo che sono poi le uniche strade da percorrere se vogliamo avanzare – con entusiasmo ed umiltà – su quel cammino della conoscenza che certamente non potremo mai - per i limiti della nostra stessa “umanità” – acquisire pienamente, ma che ci avvicinano – serenamente, appunto - al Mistero dei Misteri.



Poeti a Bruxelles