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Riflessioni personali La Magia della Musica di Michele Rocco |
Erano gli anni '60 del secolo scorso quando venni per gli studi superiori a Campobasso (Molise). Non ero un appassionato di musica classica, ma mi piaceva ascoltarla. Al tempo credo già esistesse l'associazione Amici della Musica. Io studente, che veniva da un paese, non penso che avessi l'aria di un ragazzo particolarmente curato. Mi presentai ad uno di questi concerti, perché ero disposto anche a pagare il biglietto "ridotto". Un signore all' ingresso, giovane, ma credo facente parte dell' associazione, appena provai a dire di poter ottenere il biglietto, fece un gesto con la mano come ad invitarmi ad entrare. Entrai e seguii il concerto. Penso fosse, al tempo, una di quelle piccole orchestre di archi, da camera, e, forse, eseguirono Vivaldi. |
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Ricordo molto bene il concerto che, in quello stesso periodo, si tenne al Teatro Ariston. Prevalentemente usato come cinema, ma occasionalmente anche per concerti di musica leggera e classica. In quella occasione particolare (forse per la prima volta a Campobasso), la platea, capace di contenere più di 1000 posti a sedere e persino la galleria erano strapiene. Sempre con l'organizzazione degli Amici della Musica, venne eseguita la Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorak, da una grande orchestra dell'est Europa, quella di Brno della Repubblica Ceca (almeno così ricordo). Credo che fosse la prima volta che sentivo una grande orchestra dal vivo. Quell' esplosione di fiati (trombe e tromboni) che proveniva da dietro gli archi (violini), mi ha impressionato. Difficile cogliere questa particolarità, dal punto di vista acustico, se non dal vivo. |
Continuai a coltivare questa "passione" anche durante gli studi universitari a Roma.
All'auditorium di Santa Cecilia (Vaticano), si esibiva Rubinstein con il quinto concerto per pianoforte di Beethoven e a dirigere l'orchestra era Bernstein. Avevo messo da parte, faticosamente, le diverse migliaia di lire per poter seguire il concerto. Ma, all' arrivo, trovai altre persone al botteghino che non erano potuti entrare per esaurimento dei posti.
Il concerto iniziò (con una Sinfonia), ma noi restammo fuori. Alcuni cominciarono a fare una forma di protesta e, a quel punto, ci venne incontro una persona. Credo che fosse un organizzatore ma si presentò in veste politica. Ci disse che durante l'esecuzione non si poteva entrare, ma ci promise di farci entrare nell'intervallo.
Molti, delusi, andarono via, restammo una ventina di persone. E come promesso, entrammo e, pur se seduti sui gradini, assistemmo ad uno spettacolo, indimenticabile.
Sempre da ragazzo, abitando in una casa antica, suddivisa e ampliata, nel tempo, e lasciata in eredità dagli avi a più figli eredi, c'erano i cugini di mio padre che abitavano al piano superiore.
Al tempo non c'era ancora la TV nelle case, ma c'era la radio. Ma non nella mia casa. La radio entro nella mia casa quando ero già adolescente. I cugini suddetti, invece, avevano la radio ed avevano l'abitudine di ascoltare l'opera. Io come altri ragazzi della mia età la disdegnavamo (l'opera) al punto che capitata di dover dire a questi zii-cugini, basta con queste musica e con "queste urla".
Venne il tempo però, in cui mi appassionai alla musica sinfonica, predilegendo, in particolare Beethoven. Come detto non sono un esperto, ma mi piaceva ascoltarla. |
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Aquistai una piastra giradischi molto modesta, pagata settemila lire, da una ditta rivenditrice di prodotti elettiti (Paventi) ubicata all'inizio di via Marconi a CB.
Al tempo frequentavo i falegnami del mio paese d'origine e feci realizzare un piccolo contenitore in legno, provvisto di coperchio, dove allogiare quella piastra giradischi di marca Philips.
Mi dilettavo di elettronica e costruii, in scatola di montaggio GBC, un piccolo amplificarote, che incassai nel contenitore del giradischi. Realizzai, sempre con l'aiuto dei falegnami, due casse acustiche di una buona dimensione, recuperando degli altoparlanti da vecchie radio.
A questo punto mancavano solo i dischi. Alcuni, di musica leggera dei cantanti in voga al momento, me li feci comprare da mio amico di infanzia che stava a Roma. Occasionalmente mi regalò anche dei 33 giri di musica sinfonica, altri li acquistai per mio conto. |
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Ricordo di aver acquistato tutta la confezione delle sinfonie e di alcuni concerti di Beethoven, sistemati in un cofanetto apposito e che erano pubblicizzati (e distribuiti) dalla rivista Reader's Digest, riviste a cui ero abbonato.
Il mio sistema di amplificazione non era il massimo, ma mi permetteva di ascoltare un pò di musica.
Stavo anche ore ad ascoltarla. Continuai a mantenere una certa repulsione per la musica operistica. E, se non per le ouverture, non andavo oltre. Non disponendo, oltrettutto, dei dischi dell'intera opera. Non c'era internet, non c'era Youtube. L'unico modo era di sentire qualcosa per radio. Avevo anche un buon registatore a nastro con cui registravo ed ascoltavo prevalentementa musica leggera e sinfonica.
Diponevo anche di un piccolo registratore a cassette, penso di epoca successiva, che usava prevalentemente per registrare le lezioni universitarie. |
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Persino da ragazzo, quando era la banda in piazza a fare il concerto serale, a conclusione di una festa religiosa, avvertivo, come tutti i bambini solo quegli effetti di crescendo, quando il maestro sul posio si agitava con le braccia
La prima opera a cui assistii per intero fu la Madama Butterfly, all'Arena di Verona (eravamo in viaggio di nozze e ci siamo permessi questo lusso). All'arena, cone è noto, poco prima che inizia lo spettacolo, si accendono le candeline e, a luci spente, in quella cornice luccicante e silenziosa, irrommpono le prime note dell'opera.
In verità non conoscevo bene la trama pir sapendo che l'ambientazione era il Giappone. Rimasi stupefatto nel vedere i "mandarini" che con sontuose vesti colorate, uscivano dalle aperture poste nelle scalinate e si portavano sul palco. Capi che l'opera non era solo musica, ma anche un grande spettacolo.
Col trascorrere degli anni si alcolatano e si apprezzano i brani più famosi di un'opera, quelli che tutti canticchiano. Ma non si arriva ancora all'apprezzamento dell'intera opera.
Da persone comuni si deve essere abbastanza maturi per entrare nella bellezza delle opera. Pccorre conoscerne la storia, l'ambientazione. Credo che la grandezza dell'opera e la sua diffusione sia dovuta, al di là della vicenda scritta sul libretto e ovviamente alla musica, proprio all'ambientazione delle vicende. Un'ambientazione che tocca tutto il mondo e tutti i periodi della storia dell'uomo, dalle antiche civiltà ad oggi.
In questi contesti si inseriscono le storie amorose che spesso sono drammi. Amori concontrastati. Per entrare in queste opere, occorre conoscere questi drammi amorosi, che spesso interessano grandi famiglie regnanti. E proprio per questo conosciute tra storia e leggenda. Ma che nel sentimento accomunano tutti noi..
Se non si conoscono le storie, è difficile comprendere dal canto quello che i protagonisti si stanno scambiando, se non amagliati dall'effetto musicale, che il compositore ha ideato per quella scena. Quindi la bellezza della scena in se. Ma quando si conosce la vicenda nei particolari, ci poniamo con l'attesa che arrivi quel momento specifico.
E' tutto un susseguirsi di eventi che solo la conoscenza della vicenda rende significativi. Non si aspetta solo che arrivi quella famosa melodia, ma se ne segue l'iter che porta ad essa. |
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